Sei gradi di separazione – Il punto di vista

Sei gradi di separazione – Il punto di vista

Se un cittadino di Altavilla oggi entrasse in consiglio comunale vedrebbe un totale di 17 consiglieri: dodici di maggioranza (tra cui il Sindaco) e cinque di minoranza. Quest’ultima, dopo aver condotto la campagna elettorale come un’unica e unita lista, in occasione del primo consiglio comunale convocato dall’allora neonata amministrazione, comunicò la scelta di dividersi in tre gruppi distinti. Di conseguenza furono nominati tre capigruppo di riferimento: Massimo Conforto, referente di se stesso, Elio Rigotto, riferimento per sè e per la consigliera Giulia Busato, e Alessandro Ugone, in gruppo con Michela di Martino.

La maggioranza, invece, è riuscita a stare unita per qualche mese, fino a quando l’ex Sindaco e attuale Vice Sindaco Claudio Catagini ha dato vita a un nuovo gruppo distaccandosi assieme altri sei consiglieri dalla sua omonima Lista Catagini – dalla Pozza Sindaco, da lui stesso fondata.

Potreste pensare che sia finita qui, rifacendo un attimo i conti 17 consiglieri per 5 gruppi potrebbero bastare… E invece no! Se un cittadino, infatti, fosse entrato in consiglio comunale il 25 maggio 2020 avrebbe avuto la fortuna di assistere alla genesi del sesto gruppo consiliare: la “corrente” di maggioranza composta dall’assessore Silvia Burò, dal capogruppo della Lista Catagini – dalla Pozza Sindaco Elvio Righetto, dal consigliere Francesco Albera e dall’assessore Cora Pelizzari. I quattro rappresentanti  avevano già firmato un documento in cui, giustamente, ponevano questioni in materia di rinnovamento di stile politico, di organizzazione e di tutela del territorio. Tutte indicazioni presentate già in tempo di costruzione della lista e di campagna elettorale, che immaginavano essere il loro contributo concreto e propositivo al cambiamento e al rinnovamento della compagine al governo del paese.

Succede così che durante l’assemblea consiliare del 25 maggio, i volti nuovi della maggioranza votino in modo contrario ad alcuni punti del piano degli interventi che non ritengono corrispondere ai principi sopra elencati. Uno potrebbe pensare che la maggioranza di 12 voti si trasformi in minoranza (8 a 9), invece succede il miracolo: Cora Pellizzari decide di sostenere il Sindaco dalla Pozza e la maggioranza fuoriuscita nel gruppo misto guidato da Catagini, rendendo vano (dal punto di vista numerico) il voto contrario degli altri tre. L’assessore Burò nel dichiarare il voto contrario annuncia le dimissioni dalla giunta e chiede un urgente confronto tra tutta la maggioranza.

Il sindaco tergiversa e dopo due settimane senza chiarimenti si convoca il successivo consiglio comunale. Burò, Albera e Righetto annunciano da subito l’intenzione di uscire dall’aula visto il mancato confronto e la tardiva comunicazione rispetto agli altri componenti della maggioranza. La mancanza di un altro consigliere di amministrazione e l’ovvia decisione della minoranza di uscire anch’essa dalla sede, fa venir meno il numero legale e il Sindaco è costretto ad annullare la seduta.

Sui social intanto imperversa il confronto fra alcuni dissidenti e alcuni esponenti della maggioranza, incalzati dai commenti di altri noti politici (che non siedono in consiglio) ma che millantano diritti di confronti e chiarimenti con l’amministrazione. Ci accorgiamo così dell’esistenza di un garante esterno che ricorda di aver pattuito con la maggioranza alcuni accordi pre campagna elettorale.

Il gruppo Burò, Albera e Righetto conferma però la sua appartenenza alla maggioranza e la disponibilità al confronto e al dialogo. Tuttavia è lo stesso Sindaco dalla Pozza che dichiara l’intenzione di estrometterli dal gruppo (del quale finirebbe per diventare il solo componente),  dichiarando al Giornale di Vicenza (8/7/2020) di preferire una risicata ma “granitica” maggioranza rispetto all’ipotesi di dover “negoziare” di volta in volta con chi gli ha già fatto due brutti scherzi.

In tutto ciò si inserisce la figura del Vice Sindaco Claudio Catagini il quale, nel medesimo articolo, sostiene che sarebbe stato meglio risolvere i problemi “all’interno della maggioranza”. Catagini inoltre racconta del suo impegno nel cercare di recuperare qualcuno dei tre consiglieri “dissidenti” per garantire una maggiore tranquillità agli altavillesi. Sindaco e Vice sindaco sembrano quasi giocarsi i ruoli di poliziotto buono e poliziotto cattivo.

Ricapitolando: 17 consiglieri divisi in ormai 6 gruppi consiliari (per sesto intendiamo Albera, Burò e Righetto sebbene non ci sia alcuna ufficialità in merito), una maggioranza risicata, un assessore dimesso, un sindaco che preferisce non confrontarsi con tutta la maggioranza tenuta in piedi da un solo voto di chi ha cambiato posizione, e il Vice Sindaco a vestire i panni del mediatore, per recuperare uno o due voti in consiglio comunale.

Credo che in questo drammatico momento che tutti stiamo vivendo il paese, forse, meriterebbe di più. Forse la coerenza politica e l’impegno civico dovrebbero essere accompagnati da maggiore trasparenza e chiarezza. Forse l’agognato cambiamento e la tanto sperata innovazione ad Altavilla devono attendere tempi migliori. La democrazia certamente è fatta di numeri, di voti che dovrebbero rappresentare idee, visioni, progetti, sviluppo sostenibile del paese e del territorio.

Il bene comune, il rispetto delle regole democratiche e delle istituzioni vanno alimentati con costanza e impegno soprattutto da chi le rappresenta, sui quali i cittadini hanno riposto la loro fiducia.

Nel 1991, quasi trent’anni fa, il grande Franco Battiato nel disarmante sguardo al paese racchiuso nella canzone Povera Patria concludeva amaramente cantando: “La primavera intanto tarda ad arrivare”.

Gigi Stocchiero
Associazione civica Vince Altavilla

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